Sovrapposizioni di sofferenza

 

 

Sarà capitato a tutti almeno una volta di ritrovarsi fra le mani qualche scatto del passato, che non vi rappresenta più né come fotografi né come soggetti di posa.Immagini che hanno un significato ancora troppo forte che non può essere semplicemente cancellato, e che propongono nuovamente con tutta la forza di cui solo i ricordi sono capaci una serie di vissuti inquietanti, ingestibili, indimenticabili.

Le fotografie sono testimonianze dell’azione e della presenza del fotografo come osservatore privilegiato, stralci di realtà che diventano eterni e mettono radici ovunque vengano riposte, mai realmente abbandonate.

Consolidano il legame fra l’autore e la scena, amplificano l’impatto emotivo dell’evento, cristallizzano i sentimenti scatenati.Letizia Battaglia, foto reporter impegnata a Palermo contro una mafia che indegnamente compiva stragi di sangue, si profila come una personalità fondamentale per la documentazione negli anni ’70-’80, lavoro per cui ha sempre lottato e che ha intrapreso all’età di quarant’anni.

Non deve essere stato facile per una donna addentrarsi nei muri di uomini per riuscire a fotografare i tanti sacrifici mafiosi; più semplice, come descrive lei stessa, è stato relazionarsi con madri che perdevano i loro figli, o con donne che vivevano nella desolazione della povertà perché rimaste sole con i bambini ancora piccoli.

Come sia riuscita Letizia Battaglia a resistere agli orrori visti e vissuti può essere compreso alla luce della sua grande determinazione e fedele adesione a un’ideale di libertà che, per quanto suonasse un concetto utopico in quegli anni, forse era un sogno più naturale di quanto possa adesso sembrare.

Probabilmente la domanda che bisogna porsi non è come si sopravvive nel caos, ma come si vive poi, quando tutto ha assunto un'altra forma, pur mantenendo la stessa sostanza.

La fotografa oggi non riesce più a guardare le sue foto scattate in quegli anni, ha bisogno di dargli un significato nuovo che indichi un movimento verso qualcosa.Così ha pensato di utilizzare l’acqua, elemento necessario per pulire e lavare via sporcizia e residui, per scattare nuove foto in cui utilizza, come sfondi, gli antichi scatti di una Palermo insanguinata.

Il risultato è un capovolgimento dell’immagine originale, la scelta di mettere la nudità femminile in primo piano comporta una nuova prospettiva e costringe a una presa di coscienza, in cui si sovverte la logica e si accetta il dolore. In questo modo ha ridato nuova vita alle immagini, è riuscita a guardarle ancora con nuovi occhi, sperimentando altre esperienze da associare loro.

 

 

Marta Viola

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