L'errore in fotografia

 

 

Quali sono gli errori più frequenti che si possono osservare in uno scatto?

Sicuramente riconosciamo tra i maggiori difetti gli occhi rossi, il taglio netto del soggetto e la sfocatura. Sono elementi che restano costanti nel tempo e sono sempre stati riconosciuti come errori fin dalla nascita della fotografia. Tuttavia è necessario prendere in considerazione che la definizione di ciò che è corretto in fotografia risente ampiamente del contesto in cui viene concepita.

Si è già affrontato il tema di quanto tutto ciò che viene veicolato nella società sia studiato a tavolino per comunicare, persuadere, sconvolgere, annichilire, comprare, vendere e via dicendo.

Un altro aspetto che influisce sulla qualità della percezione in questo campo è dato dallo spazio e dal tempo, fattori imprescindibili entro cui l’uomo con i suoi prodotti, tra cui la macro categoria della società, si colloca cercando di delinearne il senso e la direzione.L’artista, il fotografo professionista e l’amatore sono le tre figure coinvolte direttamente nell’ambito che hanno rispettivamente un diverso rapporto con questa tecnica, proprio perché ognuno di loro coglie aspetti esistenti contemporaneamente.

Per il fotoamatore, ad esempio, conta meno l’accuratezza tecnica rispetto alla necessità di rappresentare qualcosa o qualcuno a cui è particolarmente legato dal punto di vista affettivo. Quello che per il fotografo professionista appare come un’imperfezione dell’immagine può al contrario risultare interessante per l’artista, il quale ricerca può cercare appositamente questo tipo di espressione.

Nel suo libro L’errore fotografico Clément Chéroux parte da queste premesse e cita Gaston Bachelard per sviluppare un’interessante analisi del processo di conoscenza basata sull’errore. Secondo Bachelard, infatti, l’errore “può dimostrarsi un prezioso indicatore dei processi in atto nell’esperienza cognitiva”.

La psicologia cognitivista e la psicoanalisi supportano questa posizione, grazie a evidenze cliniche che denotano il collegamento fra lapsus ed errori e il grado di conoscenza della persona. Il fotografo vanta chiaramente una particolare attitudine all’osservazione, coglie dettagli significativi nell’ambiente in cui è inserito ed è potenzialmente in grado di arricchire l’architettura sensoriale del proprio percepire, presentandosi perciò come un conoscitore di realtà e sperimentatore di vissuti.

Ci sono casi in cui ciò che viene identificato come sbagliato, nel corso del tempo e con i cambiamenti culturali viene visto con nuovi occhi recuperando o creando nuovi significati che rendono l’errore in questione il segno distintivo della foto, ma in senso positivo, al punto da diventare caratteristica fondamentale di un lavoro fotografico e da essere capace di influenzare una moda.Jecques-Henri Lartigue, di cui sopra è riportata una foto ritenuta inizialmente “sbagliata”, sostiene che “Gli insuccessi sono del tutto naturali. Servono da lezione. È per questo che bisogna conservare anche le fotografie che non ci soddisfano, perché fra tre, cinque o dieci anni vi scopriremo magari qualcosa che un tempo avevamo sperimentato”. La sua immagine, che fu oggetto di critica appena fu realizzata, in seguito è diventata l’icona dell’autore e del processo per cui si assiste al capovolgimento degli standard utilizzati per osservare, analizzare e comprendere un’immagine.

Quanto detto finora non vuole essere un incoraggiamento allo scatto casuale o alla ricerca dell’errato, si vuole piuttosto suggerire una riflessione sul senso dato alle fotografie realizzate, alle motivazioni che spingono in una certa direzione stilistica. Si vuole persistere, in questa sede, all’incoraggiamento verso la conoscenza e la riflessione, al fine di originare azioni dotate di senso, e pensieri che siano in grado di dare il via alle azioni.

 

 

Marta Viola

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