L'arte di fotografare l'arte

 

 

Fotografare è un’arte, soprattutto se si tratta di ritrarre un’altra forma di espressione artistica nel tentativo di presentarla in tutta la sua potenza.Assistere a una sessione di Shibari è un modo molto interessante per conciliare la visione di una pratica così particolare con la possibilità e capacità di portare a casa qualche immagine rappresentativa delle sensazioni che aleggiavano nell’ambiente dello studio.Il fotografo e artista Alberto Lisi, professionista da oltre vent’anni e noto in questo settore con il nome Hikari Kesho, ha mostrato con grande sensibilità e competenza per la materia la sua espressione artistica per cui è conosciuto anche a livello internazionale.Lo Shibari è un’antica arte giapponese che adotta diversi sistemi e stili di legatura della persona. Il modo in cui vengono realizzati i nodi e i passaggi della corda enfatizzano le curve del corpo, mentre il contrasto fra la morbidezza della pelle e il tessuto ruvido della corda porta a evidenziare ulteriormente l’armonia che si raggiunge nella posizione al termine della legatura. Questa pratica si presta a diversi utilizzi, come la scultura vivente dinamica, la pratica meditativa condivisa, una forma di scambio di potere, la costrizione erotica.Il posizionamento dei nodi per la stimolazione dei punti anatomici di pressione è una derivazione dello Shiatsu, mentre i materiali utilizzati sono la corda di canapa e il bambù.Si assiste a uno spettacolo unico osservando una performance di Shibari, in cui la modella e performer Mirva Akai Hana fin dal principio chiude gli occhi e si affida completamente all’esperienza di colui che effettua la legatura, ed entrambi trascinano chi osserva in uno stato ipnotico denso di carica energetica.Scattare foto diventa sempre più difficile man mano che i nodi aumentano e la corda cinge i punti cruciali per la sospensione. Come se fosse una danza, la pratica segue placidamente il ritmo rilassante e sensuale del sottofondo musicale fino a quando non arriva il completo distacco dai punti d’appoggio a terra.Contemporaneamente alla melodia che di colpo si fa strada con forza nell’udito, anch’esso ormai assuefatto, un colpo deciso alla corda ed ecco la modella che sembra riposare su una nuvola immaginaria.Lei sospesa, così come lo spettatore. Tutti fluttuanti, eppure catturati, senza fiato. Un’esperienza unica, alla quale si partecipa necessariamente per il solo fatto di essere presenti.Realizzare scatti che possano trasmettere in un momento successivo l’atmosfera carica dei significati sperimentati è più difficile di quanto si possa immaginare, soprattutto nei casi in cui c’è un coinvolgimento emotivo che incastra la persona tra la volontà di imprimere il momento presente e il bisogno di rivolgere lo sguardo alla realtà senza il filtro della macchina fotografica.

 

 

Marta Viola

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